Vladimir Nabokov: l’impossibile eternità di Lolita

Pochi nomi di donna sono suggestivi come “Lolita”. Pochi personaggi letterari hanno reso così vividamente una maliziosa innocenza di adolescente, l’abietta ingenuità della bellezza in bocciolo. Alla perversione Vladimir Nabokov non ribatte con il contraltare della purezza, né nelle sue pagine la perversione manca di una sua bizzarra integrità morale. In equilibrio tra amore e turpitudine il romanzo ha toni beffardi e struggenti. Ricorrono i cenni a psichiatria e psicoanalisi che l’immaginario narratore schernisce volentieri.

Humbert Humbert scrive in prima persona mentre è in carcere. Ci comunica di essere guardato a vista. Nella prefazione, il mai esistito dottor John Ray commenta che se il protagonista si fosse rivolto a un bravo psicopatologo non sarebbe accaduto l’irreparabile. Ma d’altra parte non ci sarebbe nemmeno stato il suo libro. L’oscillazione tra la consapevolezza di una stortura dell’animo e l’attaccamento alla passione amorosa che ne deriva caratterizza il racconto. Ne costituisce una prospettiva instabile, un velo cangiante, una lente che deforma.

Lo sguardo di Humbert Humbert incrocia quello di Dolores Haze, Dolly, Lolita, e ne rimane contaminato nella narrazione e nella realtà finzionale. La passività della vittima mal si addice alla dodicenne che inebria per la sua carica seduttiva, dapprima inconsapevole. Mi ha dato nostalgia leggere del trasporto che la giovinetta prova per il protagonista, prima che inizi il loro viaggio, prima che i due diventino effettivamente amanti. Quante adolescenti provano i primi tremori dell’amore per un uomo adulto?

Quando Humbert Humbert va a prendere Lolita al campeggio, lei ben presto inizia il gioco della seduttrice che non sa di correre il rischio di essere mangiata, il gioco della farfalla che svolazza intorno alla candela accesa. Il nome dell’albergo dove i due soggiornano la prima notte rimane impresso nella sua mente: i Cacciatori Incantati. Il cacciatore che vorrebbe mantenere l’incanto di una trappola inavvertita è presto smascherato dall’imprudenza della sua preda.

«Frigide gentildonne della giuria! Io pensavo che mi ci sarebbero voluti mesi, forse anni, per trovare il coraggio di rivelarmi a Dolores Haze; ma alle sei lei era completamente sveglia e alle sei e un quarto eravamo, tecnicamente, amanti. Sto per dirvi una cosa molto strana: fu lei a sedurre me». 

(Vladimir Nabokov, Lolita, trad. it. di Giulia Arborio Mella, Adelphi Edizioni, 2000, p.168)

Contesto. Tra erotismo e immensità letteraria.

Delimitare un territorio di appartenenza per un’opera come Lolita è un’impresa per forza di cose fallimentare. Chi volesse inquadrarlo nel genere della letteratura erotica dimostrerebbe di aver perso lo scarto del romanzo che ne travalica in abbondanza i confini. Il lettore che si aspettasse dalle pagine di Vladimir Nabokov solo l’indulgere nelle eccitazioni della sensualità rimarrebbe deluso. Alcuni editori nel leggerne il manoscritto non hanno superato pagina 188, con l’ingenua scusa che la seconda parte fosse troppo lunga e noiosa, come racconta l’autore nel commento che chiude l’edizione Adelphi.

Lolita viene pubblicato nel 1955, ma è il frutto di anni di incubazione letteraria. Nabokov ne scrive in russo una prima versione tra il 1939 e il 1940 a Parigi, un racconto di una trentina di pagine ambientato in Francia. Non gli piace e lo distrugge. Ma il “pulcino” è destinato a farsi «gli artigli e le ali». Nel 1949 torna a pigolare. In poco tempo si fa stridulo e insistente. La penna piumata di Nabokov vola durante le giornate di pioggia dei suoi ritiri estivi con la moglie a caccia di farfalle, a Telluride in Colorado, ad Afton nel Wyoming, a Portal in Arizona … Il volatile assume le dimensioni e l’apertura alare di un romanzo. L’ambientazione diventa tutta americana, e stavolta Nabokov usa l'inglese. Nel 1954 finisce la stesura e inizia subito la ricerca di un editore. Della nuova fase di volo scrive:

«Il loro rifiuto di comprare il libro era motivato non dal mio modo di affrontare il tema, ma dal tema stesso: per quanto riguarda la maggior parte degli editori americani, infatti, ci sono almeno tre temi assolutamente tabù. Gli altri due sono: il matrimonio tra un negro e una bianca, o viceversa, che sia magnificamente riuscito e culmini in tanti figli e nipotini; e l’ateo impenitente che viva una vita felice e utile, e muoia nel sonno all’età di 106 anni».

(Nabokov, A proposito di un libro intitolato "Lolita", in Nabokov, Lolita, cit., p. 391)

Nel suo commento Nabokov dà un’immagine significativa del rapporto tra lo scrittore e la lingua. Si tratta forse della lente che trasfigura e consacra la grandezza di Lolita. Si tratta delle virgolette che per lo scrittore sono necessarie al senso della parola “realtà”. Un critico americano interpreta Lolita come la storia amorosa di Nabokov con la letteratura romantica. Lo scrittore lo corregge: a “letteratura romantica” vanno sostituite le parole “lingua inglese”. Quello è il nuovo strumento duttile e incantato con cui il creatore di “realtà” deve confrontarsi, dopo l’esilio dalla terra d’origine, la Russia.

«La mia tragedia privata […] è che ho dovuto abbandonare il mio idioma naturale, la mia lingua russa così ricca, così libera, così infinitamente docile, per una marca di inglese di seconda qualità, priva di tutti quegli apparati – lo specchio ingannatore, il fondale di velluto nero, le tacite associazioni e tradizioni – che l’illusionista indigeno, con le code del frac svolazzanti, può magicamente usare per trascendere a suo modo il retaggio dei padri».

(Ivi, p. 395)

Citazioni

«La più insulsa delle mie polluzioni notturne eclissava di gran lunga tutti gli adulteri di cui potrebbe fantasticare il più virile scrittore di genio o il più inventivo degli impotenti».

(Nabokov, Lolita, cit., p.28)

«Il senso morale è nei mortali il prezzo da pagar al mortal senso di bellezza».

(Ivi, p. 352)

«Rimasi ad ascoltare quella vibrazione musicale dall'alto del mio dirupo, quegli sprazzi di grida isolate che avevano per sottofondo una sorta di schivo mormorio, e allora capii che la cosa disperatamente straziante non era l'assenza di Lolita al mio fianco, ma l'assenza della sua voce da quel concerto di suoni». 

(Ivi, p. 382)

Lolita di Vladimir Nabokov
Leggiadra come Lolita di Vladimir Nabokov. Foto di Roberto Escobar.

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