Corpo e immaginario: le donne della letteratura fantastica

Le donne della letteratura fantastica appartengono all’immaginazione e al mondo reale. Ci sono le eroine dei racconti, le protagoniste dei romanzi, fatte di parole e di sogni. Vanno al di là della pagina di un libro nella fantasia del lettore. Ma al di qua della carta stampata ci sono le scrittrici, che durante la loro vita in carne e ossa hanno creato mondi di figure leggendarie e apparizioni. Prima tra tutte Mary Shelley, la voce femminile più significativa della letteratura gotica. La sua penna diede vita a un mostro indimenticabile in uno dei romanzi più celebri del genere, Frankenstein.

Le donne della finzione e le autrici appaiono legate dal rapporto tra riflesso e oggetto che si riflette. Nell’universo della letteratura, le eroine mantengono il difficile equilibrio tra la realtà verosimile del racconto e il soprannaturale che si rivela in quella stessa realtà. Al di qua dell’inchiostro sulla pagina, le autrici contrappongono e congiungono in una relazione di “contagio creativo” la loro biografia e il loro immaginario. Dall’alchimia dei fatti di vita e dei moti dell’animo nascono le ribelli creature di carta, i libri del fantastico.

Alcuni personaggi

I personaggi femminili dell’invenzione fantastica emanano un fascino che sconfina nel demoniaco, esercitano una seduzione che confonde la mente. La loro sensualità attira nei territori della perdizione, sulla via verso l’annichilimento. Il fremito del desiderio trova espressione nell’intervento soprannaturale perché è una realtà sfuggente, che rischia di uscire dalla sfera del controllo. Eros e Thanatos si sovrappongono nelle vicende di donne che fluttuano in una dimensione a metà tra la vita e la morte, tra il noto e l’ignoto. Con la loro immancabile contropartita funesta, l’amore e il desiderio sono una marca comune a molte narrazioni fantasy.

Si possono citare brevemente alcuni esempi della femminilità che ammalia, come se attuasse un incanto, una magia.

In La morta innamorata di Théofile Gautier, Clarimonde rimane sospesa nell’esistenza notturna e onirica di donna – vampiro, allo stesso tempo visione e presenza determinante nella vita del religioso che l’ama. Biondetta attraversa la soglia che divide il quotidiano dal soprannaturale. La evoca Alvaro, il protagonista di Il diavolo innamorato, racconto di Jacques Cazotte. Con il richiamo al mondo dei fantasmi il giovane introduce nella sua esistenza l’ambiguità di una grazia che si specchia nel muso deforme di Belzebù.

Una simile leggiadria e dolcezza irretisce l’abate Ambrosio, tanto sicuro della sua integrità morale da montare in superbia e mancare di compassione. Matilda gli si presenta pudica, piena di riserbo, timorosa nel rivelare il suo amore casto, ma obbligata a farlo per le richieste preoccupate di lui. La seduzione è velata dalle vesti della virtù. Il desiderio che viene lentamente insinuato divamperà come frenesia mortifera. Nelle forme del fantastico Il monaco di Matthew G. Lewis mette in scena le consonanze tra sesso e distruzione. Ambrosio scoprirà che Matilda è in realtà un demone, «uno spirito inferiore, ma astuto». La sua sensualità irresistibile appartiene al diavolo.

Il corpo della donna come oggetto del desiderio diventa tentazione, sconfina nell’immaginario, scatena vortici centripeti inarrestabili. Il fantastico evoca i colori e le immagini del turbamento, mentre così offre il suo tributo alla sessualità, mostro e genio dell’universo umano.

Bibliografia

 

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